In località Serrone è stata rinvenuta una necropoli del periodo ellenistico. In epoca romana anche il territorio di Viggiano, come gran parte della Val d’Agri. vide l’insediamento di villae rusticae sparse un po’ dovunque e di impianti produttivi, quali fornaci e mulini, come è dimostrato dai ritrovamenti in località Lagaridda, Maglianese e S. Giovanni.Quando Grumentum fu distrutta dai Saraceni, una parte dei profughi fondò, in sito più alto, il pagus di Byanum. Prima di tale evento però, in epoca longobarda e bizantina, Viggiano vide l’insediamento di due Comunità monastiche di rito greco: una in località S. Barbara, sul torrente Casale, che fondò il monastero di S. Maria La Preta e l’altra in località Cirillo ove eresse il Theotokòs di Atzopan. Con i Normanni, il borgo di Viggiano venne in possesso di Guglielmo de Tiville e successivamente nel 1167 di Berengario de Giso, già Signore di Sarconi e Perticara. In epoca sveva era incluso nel Giustizierato di Basilicata e nel 1239 Fedrico II affidò a Berengario de Bizano la custodia di prigionieri lombardi. Sotto gli Angioini Carlo I concesse nel 1268 il Feudo di Viggiano a Roberto l’Enfant. Nel 1277 Viggiano fu devoluto alla Regia Curia e subito dopo assegnato a Beltrando De Baume. Alla morte di questi ne divenne Feudatario nel 1285 Giovanni Pipino, dei Conti di Potenza. Durante il Regno di Ladislao Durazzo D’Angiò (1400) il Feudo passò ai Dentice, cui fu riconfermato in periodo aragonese (1467) da Alfonso I. Messo in vendita, per i debiti contratti da questa Casa, venne acquistato dal Principe Giovan Battista Sangro nel 1633. Estintisi i Sangro, senza eredi maschi, nella seconda metà del XVIII sec. l’ultima erede, Francesca la portò in dote a Francesco Loffredo, Conte di Potenza.
Dopo l’eversione della Feudalità del 1806 il solo titolo passò nel 1891 ai Marchesi Sanfelice di Bagnoli. Durante la rivolta antifrancese del 1806 Viggiano fu il centro più accanito dell’insorgenza e pagò con una settantina di morti. Nel periodo risorgimentale partecipò attivamente ai moti del 1848 e alla marcia su Potenza dell’Agosto 1860. Gravemente danneggiata dal grande terremoto del 1857 contò ben 800 morti e 200 feriti. L’emigrazione viggianese del XIX sec. fu contrassegnata dalla diffusione nel mondo dei Suonatori girovaghi d’arpa e violino che il Parzanese immortalò nei versi “Ho l’arpa al collo son Viggianese / tutta la terra è il mio paese / Come la rondine che lascia il nido / passo cantando di lido in lido”. Dopo il terremoto del 1980 venne ubicata nel suo territorio, in località Cembrina, un’area industriale per il rilancio economico del Comprensorio. Percorrendo la S.S. 276, dopo una serie di curve di 9 km., si giunge, con il C.so Vittorio Emanuele, a Piazza Plebiscito, fulcro della vita di Viggiano. È in questa piazza, detta anche Largo Giuseppe Verdi, che inizia l’itinerario consigliato Prima emergenza da poter ammirare è la Chiesa San Rocco, in Corso Vittorio Emanuele. Essa risale al XIX secolo e presenta due piccoli campanili sulla facciata. Poco più avanti vi è la Chiesa di Sant’Antonio Abate, del XVIII sec. Lungo via Roma, che ha inizio alla destra di Piazza Plebiscito, si erge la Chiesa di San Sebastiano del XVII secolo. Al suo interno un polittico seicentesco con cinque tele attribuite a Carlo Sellitto. Poco più avanti, la Chiesa Madre o Basilica Pontificia Minore, detta anche Chiesa di Santa Maria del Deposito. Vi si accede mediante un’ampia scalinata a doppia rampa. Sul portale vi è un pannello maiolicato raffigurante la Madonna Nera e di recente in occasione del Giubileo 2000 è stato apposto un maestoso portone di bronzo con formelle scolpite.
La struttura conserva molte sculture lignee, una tela ottocentesca con S. Cecilia (protettrice dei musicanti) e, sul lato destro del transetto, un dipinto del ‘600 con l’Immacolata. Il soffitto è a formelle dipinte del XIX sec. Da Settembre a Maggio vi si custodisce la statua lignea della Madonna. Proseguendo per Corso Umberto I°, si giunge ai ruderi della Chiesa di Santa Maria La Preta e di lì alla Chiesa di S. Benedetto del XVI sec. Alla sommità dell’abitato residuano due torri e parte delle mura del Castello medioevale. Ritornando a Piazza Plebiscito, e procedendo per via Margherita di Savoia, dopo una lunga discesa, si giunge alla strada provinciale, dove, in un’ampia curva, è sito l’ottocentesco Palazzo Sanfelice. Nei pressi, in località Sant’Angelo, vi sono la Chiesa di Sant’Antonio del 1542 e l’annesso Convento di S. Maria di Gesù, costruito per l’Ordine Francescano nel 1478 e trasformato nel XIX sec. in convitto. Nella chiesa, ad aula unica con volta a botte, si possono ammirare un coro ligneo del ‘600 e un dipinto su tela di Francesco Guma da Pignola, del 1626.
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