Pare che intorno al X sec. a.C. il territorio di Tramutola fosse già abitato da un popolo preellenico, i Pelasgi, il quale si era insediato su un’altura, vicina all’attuale centro abitato, I Caste//i. Restano ancora tracce del muro di fortificazione da essi costruito. Si hanno testimonianze archeologiche (resti di fornaci) in contrada Costarelle, che attestano l’esistenza, intorno alla fine del IV sec. e l’inizio del III, di un insediamento di popolazione indigena. In località Sole /a Chiesa sono stati rinvenuti resti di una villa di epoca romana. Allorquando Grumentum fu distrutta dai Saraceni, profughi grumentini, come attesta il Ramaglia, si rifugiarono in località Tramutola Vecchia, detta Santa Palomba, fondando ivi un Pago.
Forse, prima ancora delle invasioni saracene, una comunità di Monaci di rito greco si era stanziata in località S. Stefano, fra Tramutola e Saponara. Il perdurare degli attacchi saraceni convinse questi monaci a spostarsi in località S. Pietro, ove edificarono una chiesa. Intorno ad essa sorse un casale dipendente dalla giurisdizione dei Conti di Marsico. Nel 1144 il Vescovo di Marsico Giovanni III assegnò a Falcone, Abate del monastero benedettino di Cava dei Tirreni, la chiesa di San Pietro. Il Conte Silvestro di Marsico, con un privilegio del 1154 (ritenuto falso) concesse all’Abbazia di Cava la giurisdizione feudale sul casale di Tramutola. Esso seguì per quattro secoli le alterne vicende della Contea di Marsico, passando dai Guarna ai Sanseverino, ai Filangieri e di nuovo ai Sanseverino, sino al 1552, anno in cui cadde in dominio regio. Dopo circa un secolo di schermaglie giuridiche tra l’Università (antico Comune) e l’Abate di Cava, nel 1621 quest’ultimo si vide riconosciuta la Giurisdizione civile e nel 1633 quella criminale.
Da questa data sino al 1806, anno dell’abolizione della Feudalità, Tramutola continuò ad essere Feudo ecclesiastico. Partecipò attivamente, con Domenico Marotta ed altri alla Rivoluzione Napoletana del 1799 e nel 1806 fu in prima linea, con Felice Viggiani, nei moti antifrancesi. Centro di cospirazione carbonara e mazziniana durante il periodo risorgimentale, guidato dai fratelli Luigi ed Antonio Giorgio Marrano, fu il primo Comune, dopo l’arrivo di Garibaldi in Basilicata, a ribellarsi ai Borboni e a costituire un Governo provvisorio, il 14 Agosto 1860. Il sisma del 1857 fece 177 vittime fra i 4538 residenti e numerose rovine. Il fenomeno della prima ondata migratoria portò via dal Comune non meno di 1500 unità. Intorno al 1930 e 1950 il Comune registrò una relativa ripresa economica per i lavori di ricerca del petrolio effettuata dall’Agip. Dopo aver imboccato la strada comunale della Scaletta, e risalendo, verso sinistra, per via Manzoni, si giunge all’antico Lavatoio comunale, sito in località “Capo d’Acqua”. Costruito in pietra nel XVII sec., riporta stemmi e arredi architettonici vari. Poco più sopra, in località via del Colle, si erge la Chiesa di S. Lucia, del XVII sec.. Lungo via Vittorio Emanuele si può ammirare la struttura del Palazzo Terzella, costruito nel XVII sec.. Da segnalare il bel portale in pietra decorato da cornici. Prendendo per via Menotti, si arriva al sito della Chiesa di S. Gerardo, e poco più avanti alla Chiesetta di S. Michele, risalente al XVII sec. Alla fine della discesa, in via Cavour, si incontrano a destra la Chiesa di S. Matteo del XIX sec. e a sinistra i due Palazzi Rautiis.
Il primo del XVII sec. presenta un cortile interno con porticato e un salone con pareti affrescate. Il secondo, invece, è una struttura più antica risalente al XIII sec. Da via Poggio Ridente, dove seminascosta in un vicolo si erge la Chiesa di S. Domenico del XII sec., ci si immette in piazza Plebiscito, fulcro della vita del paese. A pochi passi, lungo la strada, è sita la Chiesa di S. Vita del XVIII sec. Per via Garibaldi e via Cirillo si giunge nella seconda piazza del paese, dedicata a Domenico Guerini, nelle cui vicinanze si elevano la Chiesa della Madonna del Rito e Palazzo Guarino. Dopo una lunga discesa si giunge in via Chiesa dove si erge il Palazzo Badiale, oggi casa Fiatarone. Costruita nel XVII secolo, conserva un loggiato con interessanti elementi decorativi. In adiacenza vi è la Parrocchiale della SS. Trinità. Completamente rifatta agli inizi del 1700, nulla conserva del primitivo impianto romanico del 1166. Presenta tre navate ed in quella di destra vi è un polittico del 1569 di Antonio Stabile, raffigurante la Deposizione con San Cataldo, San Giovanni e la Pentecoste. Di fronte vi è la Chiesa del Rosario, costruita nel 1576. Di notevole pregio il portone ligneo a formelle del 1671 scolpito del maestro di Laurenzana Linardo Laraia da Laurenzana. Dello stesso artista la maestosa ancona lignea dorata di scuola barocca. Da largo Chiesa Madre, attraverso via Calangone, si giunge alla strada comunale Tramutola- Moliterno.
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