| Comune di Marsicovetere - Villa d'Agri |
Sotto gli Aragonesi nel 1498 divenne Principe di Marsicovetere Giovanni Caracciolo i cui eredi, dopo una breve parentesi di Ferrante di Palma, lo tennero sino al 1777. In quell’anno Laura Caracciolo vendette Marsicovetere per 39.000 ducati al ricco esponente borghese del posto Bernardo Brussone. La vendita venne impugnata da altri esponenti del luogo che chiesero di esercitare il diritto di prelazione in favore dell’Università (Comune), ottenendolo nel 1782. Nel 1806 il Comune si ribellò all’occupazione dei Francesi e venne da questi incendiato e saccheggiato. Gravemente danneggiato dal sisma del 1857, anche Marsicovetere diede il suo contributo all’unità d’Italia, sia partecipando all’attività carbonara nel 1821 e nel 1848 e sia concorrendo alla marcia su Potenza nell’Agosto del 1860. Il Brigantaggio post-unitario vide parecchi cittadini del posto partecipare al moto di rivolta antisabauda e fra essi tristemente famoso divenne Angelantonio Masini, capobanda, (alias Ciuccolo). Depauperato delle migliori energie durante gli esodi migratori, in questi ultimi decenni, con la crescita di Villa d’Agri, sta registrando una forte espansione demografica ed economica. VILLA D'AGRI L’antica frazione di Marsicovetere Pedale (ai piedi del monte) cambiò il nome in Villa d’Agri con delibera municipale n° 4 del 18/1/1955 e conseguente Decreto del Presidente della Repubblica del 13/1/1957. Da tale data essa ha subito profondi cambiamenti diventando molto più importante, dal punto di vista economico, rispetto al centro da cui dipende. Il passaggio della fondovalle dell’Agri SS. 598 ha fatto si che essa diventasse sede dei maggiori servizi comprensoriali. Al Consorzio di Bonifica, istituito intorno agli anni ‘50, si sono aggiunti l’Ospedale Civile di zona, la sede della U.S.L., della Comunità Montana, dell’Azienda Agricola Regionale “Bosco Galdo”, del Gal-Acta e dei Vigili del Fuoco. Poche le emergenze monumentali da segnalare: la Chiesa S. Maria Addolorata del XX secolo, cui si accede mediante una larga scalinata in pietra e la masseria fortificata Piccininni (sede del fattore), massiccia costruzione con piccola corte all’interno. Sulla destra di uno dei primi tornanti della strada che collega Villa d’Agri a Marsicovetere si nota il rudere del Convento di S. Maria dell’Aspro, ove dimorò il frate francescano Angelo Clareno, morto in odore di santità nel 1337. A poca distanza dal centro abitato vi è il rudere del Convento di S. Maria di Costantinopoli (1). Costruito nel 1571 da monaci Cappuccini, nel nome conserva la traccia di un’antica laura basiliana. Ha un impianto regolare quadrilatero con chiostro centrale intorno al quale si articolavano le celle monacali su due piani. Lungo Corso Vittorio Emanuele troviamo il Palazzo Ziella, la Chiesa Madre di S. Pietro e Paolo e la Cappella Madonna delle Nevi. Quest’ultima insieme al Palazzo Ziella risalgono al XVII sec. Il Palazzo attualmente abitato conserva un bel dipinto su pietra. Del XIV secolo è la Chiesa Madre dei SS. Pietro e Paolo che presenta una nicchia sul portale in cui è posta una pregevole statua di Madonna col Bambino di un artista locale. Si conservano all’interno alcune tele di scuola napoletana del ‘700, di cui una raffigurante S. Giovanni Battista, e un’acquasantiera con un cinquecentesco leone di pietra. Più sopra, in Largo Pionetello, si erge una torre dell’antico Castello medioevale dell’XI sec. Da largo Pionetello, continuando per Corso Garibaldi, si incontrano il Palazzo Tranchitella e il Palazzo Piccininni del XVII-XVIII, con portale e loggiato in pietra. |
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In località Pedale le Grotte sono state rinvenute antiche fornaci lucane che testimoniano la presenza di un insediamento indigeno preromano. Di epoca romana sono i resti di qualche villa costruita presumibilmente dagli abitanti di Grumentum. Distrutta questa dai Saraceni, una esigua parte degli scampati all’eccidio costruì, in sito abbastanza elevato, un borgo di poche case. Prima di tale evento, in epoca bizantina, risultano insediati, sulle pendici del monte S. Nicola, monaci di rito greco che costruirono i monasteri di S. Elia e di S. Giovanni. Con l’avvento dei Normanni il centro fu fortificato con castello e mura. Il suo primo Feudatario risulta essere stato nel 1135 Adamo de Avenella. Successivamente esso fu assegnato a tale Goffredo, il cui figlio Alessandro, nel Maggio del 1151, donò all’Abbazia della Santa Trinità di Cava il monastero di S. Giovanni. In epoca sveva il Feudo fu concesso a Riccardo Filangieri e successivamente dagli Angioini a Goffredo de Triczarello. Nel 1334 giunse nel Comune il francescano dissidente Angelo Clareno che fondò il convento di S. Maria dell’Aspro, lasciando una traccia profonda nella religiosità del Comprensorio.