| Comune di Grumento Nova |
Con i Sanseverino, che lo tennero ininterrotamente sino al 1806, il Feudo conobbe periodi di grande splendore ma anche di decadenza. Il ramo dei Sanseverino di Saponara raggiunse la massima potenza nel 1622, allorquando divennero, con Luigi, Principi di Bisignano, primo Principato del Regno di Napoli. Agli inizi del 1700 raggiunse una certa notorietà Aurora Sanseverino, poetessa dell’Arcadia romana, andata sposa a soli 13 anni a Girolamo Acquaviva di Conversano e poi a Niccolò Gaetani d’Aragona, Principe di Laurenzana. Cessata la Feudalità nel 1806, Tommaso di Saponara fu nominato da Giuseppe Bonaparte, Ministro del Regno di Napoli. In epoca risorgimentale partecipò attivamente ai moti liberali del 1820-21 (con Gherardo Ceramelli), del 1848 (con Antonio De Cilla) e all’attività mazziniana del 1853 (con Giulio Cesare Giliberti). Rasa al suolo dal sisma del 1857, che fece più di 2000 vittime, fu interessata, anche dal fenomeno del Brigantaggio, durante il quale si segnalò Donato Toscano (alias Caronza). Punto di partenza dell’itinerario consigliato è Largo Umberto F, in epoca medioevale chiamato “Lo steccato”, in quanto i Conti vi tenevano i cavalli alla stanga. Qui si possono ammirare la Cappella Giliberti risalente al 1860 e i resti dell’imponente Castello San Severino dell’XI sec., la cui scuderia conserva una serie di affreschi settecenteschi dei pittori Perrone ed Altobella, raffiguranti degli angeli con lira. Proseguendo per via Roma, in Piazza Municipio, s’incontra la Cappella gentilizia S. Caterina, con corte antistante e pregevole portale in pietra del 1713. Appartenuta alla nobile famiglia Ceramelli, presenta una cupola schiacciata con riquadri dipinti d’azzurro. Poco più avanti (di fronte alla Caserma dei Carabinieri) vi è un palazzo cinquecentesco (oggi adibito ad abitazione privata) ove venne istituito dalla Contessa di Saponara Isabella Gesualdo l’aristocratico Monastero di S. Giovanni Battista, dell’Ordine Carmelitano. Alla fine di via Roma, in Piazza Arciprete Caputi, è sita la Chiesetta del SS. Rosario del 1680 che presenta sul frontone principale una decorazione in pietra, simbolo della Congregazione del S. Rosario. All’interno uno splendido altare policromo barocco, con pregevole paliotto di scuola napoletana. Salendo una ripida stradina si giunge alla Chiesa Madre ricostruita, dopo il terremoto del 1857, su un preesistente edificio del 1118. Essa fu consacrata a S. Antonino, Martire di Apamea. Presenta una facciata di stile neoclassico e conserva al suo interno, dietro l’altare maggiore, la preziosa reliquia della Terra mista al sangue diCristo, importata da Gerusalemme nel 1284 dal Conte Ruggero Sanseverino. Scendendo da Piazza Arc. Caputi lungo via Garibaldi, si giunge in rione S. Rocco ove, in aderenza alle antiche mura medioevali, si ergono i Palazzi cinquecenteschi Giliberti e Danio, fra cui è collocata la cappella gentilizia di S. Maria della Pietà. Essa presenta sul portale d’ingresso un rosone raffigurante la Madonna delle sette spade e all’interno un gruppo scultoreo che riproduce la Pietà di Michelangelo. Oggi è detta Cappella Camilla Caputi. Proseguendo per via S. Infantino si arriva alla Chiesetta di S. Rocco, costruita dopo la peste del 1656, che conserva una pregevole statuetta lignea del Santo. Ritornando indietro, per via Sotto le Mura, si incontra la Chiesetta di S. Infantino, antica struttura basiliana del X sec. d.C., il cui nome all’origine era S. Maria di Costantinopoli. All’esterno si nota una nicchia quadrilobata con l’immagine della Madonna dipinta su lamina di rame e all’interno, sulla parete di fondo, affreschi con i Santi Martiri Cosma e Damiano. Percorrendo la lunghissima salita di via B. Maiorino ci si trova in rione Clemenza ove è ubicata la Chiesetta Madonna della Clemenza, una volta chiamata S. Maria di Loreto, con annessa Abbazia di proprietà dei Sanseverino. Deviando a destra, per una breve discesa, si ritorna in Corso Vittorio Emanuele. Di qui, proseguendo a sinistra per circa un Km., si giunge alConvento francescano dei Cappuccini. La struttura venne edificata nel 1555 in un luogo ove sorgeva già la chiesetta di S. Giacomo e S. Filippo Apostoli. Sede di una ricchissima Biblioteca, nel 1734 divenne capofila di una delle tre Custodie monastiche della Basilicata, quella delle Marine. Nel territorio extraurbano si segnalano altre emergenze monumentali, fra cui la Chiesetta Madonna delle Grazie, lungo la SS. 103 in località S. Sebastiano, dell’XI-XJI sec. d.C., con un simulacro in pietra ritenuto molto miracoloso, il Santuario della Salus Infirmorum, (in località Grumentino), così detto perché nel 1739 fece cessare un’epidemia pleuritica e il Santuario di Maria di Monserrato, a 6 km. dal centro abitato, ai confini con il territorio di Tramutola. |
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Tra il VI e il V sec. a.C. alcuni popoli osco-sabellici invasero da nord le valli lucane e fra questi (come attesta Plinio) i Grumentini. E probabile che, prima ancora che venisse fondata dai Romani la colonia militare di Grumentum, esistesse un centro indigeno con lo stesso nome. Distrutta la città romana dai Saraceni, in più fasi, sul finire del primo millennio la parte più consistente dei superstiti trovò rifugio sull’antistante colle di Saponara. Infeudata dai Normanni intorno al 1060, conobbe quale primo Feudatario Roberto d’Altavilla, Conte di Montescaglioso. Tolta al figlio Guglielmo, per la ribellione contro il Re Ruggiero II, venne assegnata alla famiglia dei Fasanella. In epoca sveva (1246) troviamo Saponara sotto il dominio di un Tommaso di Fasanella che, a sua volta, avendo partecipato alla congiura di Capaccio, si vide confiscato il Feudo da Federico II. Anche Manfredi fece saccheggiare la cittadina da bande di Saraceni perché i Sanseverino, che ne erano venuti in possesso nel 1254, parteggiavano per gli Angioini. Carlo I d’Angiò restituì nel 1267 Saponara a Ruggero Sanseverino, Conte di Marsico.